giovedì 15 giugno 2017

Michael LAUDRUP


Nasce a Copenaghen nel giugno del 1964. Suo padre è un bravo centrocampista del Vanlose, del KB København, del Brøndby e della Nazionale. Michael segue il papà anche in Austria, dove milita nel Wiener Sportklub. Il cucciolo osserva e impara. Un giorno papà Finn lo vede in cortile mentre tira calci al pallone e capisce che il biondino ha talento. Michael imita la carriera del padre militando nel Vanlose, nel Brøndby e nel KB København dove esplode. Rientra nel Brøndby giusto il tempo per entrare nell’obiettivo della Nazionale e della Juve. A Boniperti lo consigliano John Hansen e Mario Astorri. In Danimarca vedono in lui l’erede di Simonsen. Lo vogliono il Liverpool e il Barcellona, ma il padre sa che la strada meno pericolosa è l’Italia. Finn sceglie dunque la Juve. Ma nella Juve giocano Platini e Boniek, pertanto Michael è parcheggiato nella Lazio.
Nonostante il carisma di Chinaglia e l’arrivo di Batista, un altro straniero che avrebbe incontrato problemi ancora più grossi di Michelino, i pessimi risultati trasformano, sin dalle prime battute, in una battaglia per la salvezza un campionato che era stato annunciato addirittura da zona Uefa. È sotto gli occhi di tutti che è in possesso di qualità incredibili, soprattutto nel controllare e nel calciare la palla, ma è altrettanto evidente che le sue caratteristiche tecniche e soprattutto la sua giovane età difficilmente gli avrebbero consentito di esprimersi ed emergere in una squadra come la Lazio, che è costretta a lottare per non retrocedere e, quindi, a usare la spada molto più che il fioretto e ad affidarsi alla difesa, spesso ad oltranza, molto più che all’attacco.
Michelino conosce le angosce delle sconfitte in serie, i traumi dei cambi a ripetizione dell’allenatore: le fughe da Tor di Quinto, il campo di allenamento della Lazio, con la protezione della polizia contro gli eccessi dei tifosi delusi; i lunghi ritiri lontano dalla Capitale in un paesino dove ci si allena solamente, si risponde alle domande dei giornalisti e si gioca a carte con i compagni.
In quei due anni romani, Laudrup ha problemi anche con gli allenatori: Carosi, lo schiera solo per non irritare una parte della stampa e lo obbliga a rientri difensivi che non fanno parte del repertorio del danese, esponendolo, inevitabilmente, a prestazioni deludenti e a figuracce. Dopo Carosi, arriva Lorenzo, l’argentino di ferro, legato a un vecchio calcio che il povero Michelino non ha mai sentito parlare. È costretto a imparare cosa può la superstizione nel modo del calcio e come, per fare punti, il tecnico possa imporre concetti e insegnamenti che litigano con la più elementare etica di questo gioco. Laudrup non riesce ad adeguarsi a tutto questo e, inevitabilmente, anche la sua seconda stagione romana è deludente e si conclude con la mortificazione estrema della retrocessione in Serie B.
Finn un giorno parla chiaro a Boniperti: «O me lo porta a Torino o me lo riporto a Copenaghen». L’ultimatum ha effetto. Comincia così la storia bianconera di Laudrup che ha ventuno anni appena. A Torino diventa il pupillo di Boniperti e il beniamino di chi ama il bel calcio. Michelino, in bianconero, sorprende tutti: Trapattoni riesce, in poco tempo, ad assemblare una squadra rinnovata in tanti pezzi, anche fondamentali.
Il Laudrup della Lazio, senza nerbo e carattere, regolarmente inutile in trasferta e bravo, soprattutto, a segnare dei goal, anche belli, ma quasi sempre a risultato già acquisito, diventa subito il Principe di Danimarca proprio per la sua capacità di essere spesso determinante e la sua qualità è comunque altissima; reti come quella segnata a Tokyo, quando, con una giocata impossibile, permette alla Juventus di andare ai supplementari di una finale Intercontinentale che avrebbe poi vinto ai rigori, sono destinate a restare nel tempo e nella memoria dei tifosi.
Quando è in giornata, Laudrup è un giocatore immarcabile: i primi tre passi sono qualcosa di unico, con la palla tra i piedi non perde velocità, capace di saltare chiunque: La sua finta di corpo è micidiale, il tiro, quando ci prova, è notevole, la tecnica è sopraffina, è in possesso di una grande intelligenza calcistica. Insomma, ha tutte le caratteristiche per diventare un grandissimo, ma ha dei grandissimi limiti caratteriali. Esemplificativa, in tal senso è la frase di Platini: «Laudrup? È il miglior giocatore del mondo, in allenamento». Definizione straordinariamente sintetica, che racchiude tutto; Michael sarebbe stato, semplicemente, il migliore del mondo se non ci fosse stata la competizione agonistica.
Torino gli piace perché è meno chiassosa e perché, a suo dire, somiglia a Copenaghen. Lui ci tiene a spiegare che i danesi non sono noiosi, ma semplicemente più riservati. Trascorre le giornate con la fidanzata che diverrà sua moglie. Insieme ascoltano Bob Dylan, i Beatles e Joan Baez. Ama il golf, il tennis, gli spaghetti, la pizza napoletana e i film di Woody Allen. Le sue doti sono la velocità, le improvvise convulsioni tecniche di un dribbling messo in pratica con leggerezza insostenibile per gli avversari. Però non ha il dono della continuità. Lui accetta elogi e critiche e ricorda che il suo punto debole è: «Il colpo di testa, nei palloni alti proprio non ci so fare».
Purtroppo, per Michelino e per tutti i tifosi, la Juventus è alla fine di un ciclo: arriva Marchesi che predilige il calcio difensivo e obbliga spesso Laudrup a compiti di copertura. Michelino alterna grandi giocate a prestazione imbarazzanti e così preferisce emigrare in Spagna, dove, con il Barcellona e con il Real Madrid, ritornerà a esprimersi a livelli altissimi, conquistando subito i tifosi.


VLADIMIRO CAMINITI
La bazza non è sufficiente. A fare un uomo coraggioso non basta il mento più sviluppato; semmai fa un uomo pensieroso, un uomo senza angosce, un eterno idillio con il tempo e con la vita, fa insomma Michael Laudrup. La Juventus lo seguiva da tempo, poi il ragazzo si era accasato alla Lazio, e qui erano sembrate luccicare di viva luce tutte le qualità intrinseche del suo gioco, quell’allungo in progressione irresistibile, quei cross vellutati, quei goal al bacio. Non si può dire che non abbia lasciato segno del suo passaggio alla Juventus, e peranco schiere di ammiratori; ma si deve aggiungere, francamente, senza convincere mai in assoluto sulle sue doti, soprattutto sul nerbo del suo impegno virile, sempre distratto da mille cose, o evasivo in campo, o sbaragliato al primo tackle arcigno; un giocatore con sì tante doti, da sembrare Bronée redivivo ancora più splendido, comincia a divenire il cruccio del gran presidente Boniperti. Laudrup vive giornate superbe alternate a deludenti manfrine; in Nazionale sembra più continuo e più disposto al sacrificio. Ciò non toglie che uno scudetto si leghi anche al suo apporto e ai suoi goal fantasiosi, e che lasci un vivido ricordo di sé per la lussuosa prestazione di Tokyo, dove la Juventus corona il suo inseguimento al record dei primati, e Michael, Michelino come lo chiamano in Italia, gioca una partita entusiasmante con un goal entusiasmante. Giocatore dal repertorio scintillante, ha lasciato nella Juventus il ricordo di un professionista squisito, di una persona amabile, di un giovane ricco di virtù morali. Davvero un campione emblematico di ogni finezza.


GIOVANNI TRAPATTONI
La coppia Michel Platini-Michael Laudrup sulla carta faceva sperare in grandi cose. Il danese era una specie di bambino spaurito, molto giovane ma già molto bravo, era la spalla ideale per Michel, sembravano nati per giocare assieme. Un giorno arrivò all’allenamento su un’auto guidata da una ragazza bellissima. Gli dissi subito: «Porca miseria, Michelino. Bella sventola quella lì!» E lui ridendo: «Grazie, mister, è mia mamma. La prossima volta gliela presento». Che figura! Mi scusai imbarazzato, proprio io che non faccio mai apprezzamenti sulle donne, ma come potevo saperlo? Sembrava una ventenne come lui, l’aveva avuto a diciotto anni, come si usa lì da loro in Danimarca.


6 commenti:

Anonimo ha detto...

Michael Laudrup è stato un giocatore straordinario: con Platinì ha costituito una coppia da sogno, forse la migliore che ricordi alla Juve da quando seguo il calcio, cioè dagli anni 80. Alla Juve forse, complessivamente, è stato frenato da qualche infortunio e da una maturità non ancora all'apice, sebbene sia nella prima stagione con il Trap che nell'ultima con Zoff (la sua quarta con la Juve) sia stato comunque splendido protagonista. Nel Barcellona abbiamo potuto ammirare compiutamente un autentico genio. Per me giocatore indimenticabile, così come indimenticabile è stata la sua magia di Tokyo.

Anonimo ha detto...

Giocatore immensamente più forte del suo predecessore Boniek dal punto di vista tecnico è giunto alla Juve in un periodo sbagliato, non solo e non tanto per l'abbandono di Platini e Trapattoni, quanto per il tipo di gioco che Marchesi gli imponeva. Sono sicuro che se avesse avuto la possibilità di giocare nella Juve di Baggio,Moller,Vialli,Conte,Kohler e Julio Cesar sicuramente a quest'ora avremmo avuto sicuramente un palmares migliore.
Giuseppe Pica

Anonimo ha detto...

Be......x me laudrup è stato un autentico genio calcistico con la sua visione di gioco, le sue azioni coronate da fanstiche finte che usava x superare l'avversario, ma anche x far liberare i compagni e con gli 1-2 che faceva con LE ROY PLATINI, a coronamento di azioni, gol e tagli diagonali impressionanti. Questo lo dico da romanista, ma non dimenticherò mai il fantastico giocatore che vidi nella juve e nel barça. Grazie Micheal!!! X il giocatore danese più forte di sempre!!!

Anonimo ha detto...

Dopo il mondialedel 86 in messico l' arbitro Agnolin disse: Laudrup fa le stesse cose di Maradona, solo che le fa con piu'naturalezza.In Italia non e' stato capito ma io rimasi a bocca aperta fin dalla sua prima apparizione in Iralia. Verona Lazio 4-2 ma con doppietta straordinaria di questo ragazzino di 18 anni appena compiuti. Per me e' unico e dal punto di vista tecnico il giocatore piu forte di sempre. Alessandro Tosi

Alessandro Magno ha detto...

UN grande giocatore che pero' per mancanza caratteriale non ha mostrato tutto il suo talento. Platini con la sua ironia lo indicava come ''il piu' forte giocatore del mondo.......in allenamento'' :D

Anonimo ha detto...

... dire che Michael Laudrup èglia un eroe della Juventus è sbagliato, gli eroi sono quelli che sono rimasti in serie B o gente come Galia ed altri come lui che pur essendo tecnicamente più scarsi di altri hanno dato l'anima per la maglia bianconera... laudrup è un giocatore che in maglia bianconera ha fatto poco poco per le sue doti tecniche...
Stefano