domenica 20 agosto 2017

Sergio BRIO


2 marzo 1983. La Juventus è di scena a Birmingham per l’andata dei quarti di Coppa dei Campioni. Fa freddo, tanto freddo. Durante il riscaldamento, si cerca di far fronte alle intemperie coprendosi il più possibile. A un certo punto, i bianconeri notano un calciatore dell’Aston Villa che scalda i muscoli in canottiera. È Peter White, colui che ha segnato il goal che ha steso il Bayern nella finale della Coppa dei Campioni, il 26 maggio 1982 a Rotterdam. Peter White è uno che non ha paura di nulla, è un armadio. Sfidare il clima in quel modo, è un messaggio chiaro, è un guanto di sfida nei confronti di Sergio Brio, l’uomo che dovrà prendersi cura di lui. I calciatori della Juve fanno notare al gigantesco stopper leccese che il suo avversario è uno tosto, lo canzonano un poco e ne provocano la reazione. Brio rientra negli spogliatoi, e ne esce a torso nudo, completando così la fase di preparazione alla battaglia. White capisce di aver trovato un osso più duro di lui. In campo, se le danno di santa ragione, l’inglese è anestetizzato con le buone e con le cattive dal trampoliere bianconero. La Juve vince per 2-1. A fine partita, senza tanti convenevoli, Sergio avvicina il centravanti: «Ci vediamo a Torino», sono le sue uniche parole.

sabato 19 agosto 2017

JUVENTUS - CAGLIARI


15 marzo 1970 – Stadio Comunale di Torino
JUVENTUS-CAGLIARI 2-2
Juventus: Anzolin; Salvadore e Furino; Roveta, Leoncini e Cuccureddu; Haller, Vieri, Anastasi, Del Sol e Zigoni (dal 55’ Leonardi). Portiere di riserva: Piloni. Allenatore: Rabitti.
Cagliari: Albertosi; Martiradonna e Mancin (dal 74’ Poli); Cera, Niccolai e Nenè; Domenghini, Brugnera, Gori, Greatti e Riva. Portiere di riserva: Reginato. Allenatore: Scopigno.
ARBITRO: Lo Bello di Siracusa.
MARCATORI: Niccolai autorete al 29’, Riva al 45’, Anastasi su rigore al 66’, Riva su rigore all’82’.

venerdì 18 agosto 2017

Gianfranco BOZZAO

«Villoso venezianino – scrive Caminiti – non riuscì a coprire molto il ruolo nella Juventus e ne fu scartato. Riprendeva a correre con discreti risultati in provincia, chiudendo alla Spal da libero». Gianfranco Bozzao arrivò alla Juve, via Ferrara, nell’estate del 1961 in cambio di Cervato e della comproprietà di Dell’Omodarme. Terzino tutto mancino, non riesce a ottenere la fiducia dell’allenatore Carlo Parola che gli preferisce Benito Sarti. Bozzao scende in campo raramente e quasi sempre in Coppa dei Campioni, manifestazione nella quale la Juventus era solita schierare le riserve. Al termine del campionato, Gianfranco ritorna alla Spal.

Vittorio SENTIMENTI

Nato a Bomporto (Modena) il 18 agosto 1918, è il terzo della dinastia di cinque fratelli, tutti dedicatisi al calcio (ben quattro dei quali arrivati al palcoscenico maggiore: Arnaldo II, Lucidio IV e Primo V); cresce nelle file del Modena che, negli anni precedenti la seconda Guerra Mondiale, militava in Serie A e, per tradizione, era solito schierare giocatori di notevole grinta e di eccellenti qualità atletiche. I fratelli Sentimenti si misero subito in evidenza, essendo giocatori di indubbio talento, specialmente il terzo e il quarto della stirpe, atleti che recitarono poi la parte più importante della loro carriera indossando la maglia della Juventus. Vittorio Sentimenti III, detto Ciccio, si fece notare da alcuni osservatori bianconeri, nel corso del campionato 1938-39; dopo aver pareggiato (1-1) sul proprio campo nel girone di andata, la Juventus venne nettamente sconfitta a Modena nell’incontro di ritorno (2-0 con reti di Bazan e Zironi) e Ciccio fu un autentico protagonista di quell’impresa. Nella stagione 1941-42, a guerra iniziata, Vittorio arrivò alla Juventus e si giovò moltissimo della presenza, al suo fianco, di un fuoriclasse come Felice Borel, che lo maturò completamente dal punto di vista calcistico.

giovedì 17 agosto 2017

Thierry HENRY


È uno dei più grandi rimpianti della gloriosa storia juventina; liquidato (dopo solamente mezza stagione) anche a causa di un clamoroso equivoco tattico. Infatti, era impiegato, spesso e volentieri, come esterno sinistro del centrocampo a cinque, in pratica da terzino, nonostante al Monaco si fosse messo in luce come un attaccante dotato di ottimi mezzi fisici, capace di svariare su tutta la zona d’attacco. Tecnico, rapido e dotato di grande senso del goal, nella squadra del Principato rende quasi inutile la presenza una seconda punta al suo fianco per la completezza del suo repertorio.

mercoledì 16 agosto 2017

Manuele BLASI


Nasce a Civitavecchia in provincia di Roma, il 17 agosto 1980. Cresce nella società giallorossa, senza però mai scendere in campo; nell’estate del 1998, viene ceduto a un’altra compagine giallorossa, il Lecce. In Puglia rimane solamente quella stagione, poi ritorna alla Roma, con la quale disputa solamente cinque gare. Il primo campionato del nuovo secolo lo affronta con la maglia del Perugia; finalmente, Manuele può esprimere tutte le sue potenzialità, che sono enormi. Blasi è un giocatore dotato di notevoli doti dinamiche e di grande generosità, anche se, spesso, incorre in ammonizioni per l’eccessiva foga e impetuosità. È molto apprezzato e stimato per la sua grande generosità, essendo una persona di grande umiltà e bontà di animo; per gli stessi motivi, è considerato molto capace di creare la coesione all’interno di una squadra.

martedì 15 agosto 2017

Claudio Cesare PRANDELLI


Dici jolly e pensi al generico, al professionista che è in grado, più o meno, di ricoprire qualsiasi compito. Per Prandelli, tutto ciò è vero, ma c’è dell’altro e non va sottovalutato. Cesare è, nel suo genere, uno specialista: ci vuole, infatti, un temperamento particolare, unito a doti fisiche tutt’altro che comuni, per essere all’altezza del compito abitualmente svolto da Prandelli. Il Trap sa di poter contare sempre su di lui, ma il come e il quando, sono sempre legati, per forza di cose, all’andamento della partita. Calarsi nella realtà di una gara, spesso delicatissima, in frangenti magari burrascosi, è roba da specialisti, senza alcun dubbio.

lunedì 14 agosto 2017

Dino BAGGIO


Estate del 1991: «Mi chiama Borsano, il presidente del Torino, e mi chiede se voglio andare alla Juve. Al volo dico io, che da piccolo tenevo anche per i bianconeri. Visite mediche, accordo fatto e presentazione con tanto di foto. Poi, mi telefona Boniperti, ero in vacanza. Mi dice di andare subito in sede. Vado e mi lascia a bocca aperta: per quest’anno vai all’Inter, poi torni da noi. Ma come, mi avete fatto fare anche le foto con la maglia della Juve e dopo due giorni vado via? Poi, capii. Doveva tornare Trapattoni alla Juve. La verità è che sono stato il primo giocatore a essere scambiato con un allenatore!». Tornato in maglia bianconera, vi resta due anni; la prima stagione in bianconero è indimenticabile, in quanto è il grande protagonista della vittoriosa cavalcata in Coppa Uefa. I suoi goal sono decisivi, addirittura tre nella doppia finale contro il Borussia Dortmund.

domenica 13 agosto 2017

Mark IULIANO

«Mi fanno la stessa domanda da vent’anni. Al supermercato, in banca, dal dentista. Una volta all’aeroporto mentre facevo pipì. Siamo caduti insieme. In alcuni casi, è stato dato anche sfondamento. In un’azione così veloce, pochi avrebbero fischiato il rigore: io no, perché sono tifoso juventino. Nessuno ricorda nient’altro, né che l’anno prima segnai il goal scudetto all’Atalanta. Restiamo solo io, Ronnie e il replay. Scherzando, dico che mi ha reso immortale». Mark Iuliano ricorda sorridendo quell’episodio che, come capita a volte nel calcio (basti ricordare Turone e il suo goal fantasma), ha caratterizzato tutta una carriera. La sua grande occasione arriva nell’estate del 1996: lo chiama la Juventus, che gli infila addosso la maglia numero tredici e lo fa volare verso lo scudetto, la Supercoppa Europea e la Coppa Intercontinentale. Dopo tante retrocessioni, Mark è letteralmente scaraventato nel football mondiale.

sabato 12 agosto 2017

Francesco MORINI

Veste la maglia bianconera nell’estate del 1969, arrivato, dalla Sampdoria, in compagnia di Bob Vieri. Due personaggi completamente differenti: lui pisano (nato a Metato, frazione di San Giuliano Terme) concreto, attento, preciso, attaccato alla professione; il pratese geniale, quanto incostante, promessa mai mantenuta nel nostro calcio. L’allenatore della Juventus è Luis Carniglia, un esigente sognatore, il quale avrebbe voluto che tutti i propri giocatori, anche uno stopper, saltassero gli avversari con un tunnel. Morini non aveva per niente queste caratteristiche e si trovò a disagio. Era una piovra che, con mille tentacoli, toglieva il pallone dai piedi del diretto rivale, uno stopper perfetto, dalla marcatura ferrea: «Sapevo di avere dei limiti, ma sono sempre stato sorretto da un buon fisico e da un’ottima condizione atletica; seppure fossi alto, ero molto veloce e scattante, sicché potevo marcare, indifferentemente, avversari piccoli o ben messi. Anche se non cattivo, sono sempre stato molto spigoloso, rognoso e appiccicoso, pronto in ogni momento a far valere il mio anticipo, Di certo, non mi cimentavo in lanci millimetrici, preferivo appoggiare la palla a un compagno vicino a me».

venerdì 11 agosto 2017

Gianluca PESSOTTO


Pessottino per chi gli vuole bene. E sono in tanti che lo stimano e che gli vogliono bene. Vent’anni di calcio, comincia a quattordici nelle giovanili del Milan; vive in collegio e la solitudine, il freddo, la nostalgia di tanti bambini che crescono così, con il loro sogno sotto il cuscino sono i suoi compagni di camera. È stato un trauma lasciare il suo Friuli, poco più che ragazzo. Lontano da casa sente la mancanza della famiglia, degli affetti più cari, degli amici di infanzia. Stringe i denti, fa grossi sacrifici e studia da perito aziendale e corrispondente in lingue estere, sognando di diventare un calciatore famoso, come i neo Campioni d’Europa del Milan che, tra gli altri, allineano Carletto Ancelotti.

giovedì 10 agosto 2017

Michelangelo RAMPULLA


Nasce, juventino, a Patti, in provincia di Messina, il 10 agosto 1962. Cresce nella Pattese e, diciottenne, muove i primi passi, nel calcio che conta, con la maglia del Varese, in Serie B, dove ben presto conquista la maglia di titolare ai danni dell’esperto Rigamonti. «Mi portano su due dirigenti, Beppe Marotta e Gigi Piedimonte. Ho diciotto anni, vado a fare il terzo, titolare in Primavera. O no? No. In Coppa Italia si infortuna il primo, Nino Trapani. Al debutto in campionato, l’allenatore, Fascetti, mette il secondo, Enrico Nieri. È sfortunato, becca quattro goal. Alla seconda, esordio in casa col Milan, retrocesso per lo scandalo scommesse, mette me. Il Milan. Fino a tre mesi prima giocavo con le figurine dei suoi giocatori, me li sono trovati davanti. Partita mitica, 0-0, primo articolo sulla “Gazzetta”. Tre anni belli, con Colantuoni presidente».

mercoledì 9 agosto 2017

Filippo INZAGHI


Il più forte giocatore scarso di tutti i tempi. Potrebbe essere questo l’identikit di Filippo Inzaghi, detto Pippo. Scarso tecnicamente, goffo nei dribbling, costantemente a testa bassa, egoista come pochi. Eppure, riesce a sopperire alle mancanze grazie a un istinto e a un fiuto del goal da autentico killer. Nessuno come lui sa giocare sul filo del fuorigioco, nessun avversario può dormire sonni tranquilli, perché Pippo è letale come un cobra, basta un istante di distrazione e la palla è in rete. «Non è Inzaghi a essere innamorato del goal, è il goal a essere innamorato di Inzaghi», sentenzia Emiliano Mondonico. Estate 1997: la Juventus di Lippi, che ha già vinto molto, decide di privarsi di un giovane molto promettente e atleticamente esplosivo come Christian Vieri per puntare su Superpippo.

martedì 8 agosto 2017

Lamberto LEONARDI

Alla Juventus, Leonardi arriva trentunenne da Varese – racconta Gianni Giacone su “Hurrà Juventus” dell’agosto 1973 – in un anno in cui pare giungano nomi illustri a rinnovare la squadra in ogni reparto. Il suo arrivo non è casuale: l’idea è quella di ricostruire il tandem che a Varese, due anni prima, aveva destato sensazione: Anastasi-Leonardi. E La squadra, dopo una partenza piuttosto infelice, si assesta in ogni reparto e comincia a risalire la china. Leonardi, piano piano, conquista il pubblico torinese, che usa per lui lo stesso nome abbreviato di Leoncini, Leo: «È veramente una grandissima soddisfazione poter giocare in una squadra come la Juventus, amata in tutta Italia e con delle magnifiche tradizioni – racconta al suo arrivo a Torino – sono certo che mi affiaterò presto con i miei compagni e i dirigenti non dovranno rimpiangere la fiducia concessami. La Juventus, oltre che un grosso traguardo, rappresenta anche una piccola rivincita personale verso la Roma che, cedendomi al Varese, mi aveva certamente declassato».

lunedì 7 agosto 2017

Roberto TAVOLA

Nato a Pescate, in provincia di Como, il 7 agosto 1957, cresce nell’Atalanta, con la quale fa il suo esordio in Serie A, l’11 settembre 1977 nella partita contro il Perugia. Rimane nella società orobica fino all’estate del 1979, quando è acquistato dalla Juventus. In quegli anni, sono molti gli affari che si concretizzano fra le due società; Scirea, Cabrini, Marocchino, Prandelli, Bodini, tanto per fare alcuni esempi. La Juventus deve sostituire un pezzo da novanta, come Romeo Benetti e consegna la maglia numero dieci a Tavola. Il campionato si conclude con il secondo posto, ottimo risultato poiché alla fine del girone di andata la Juventus era in zona retrocessione; anche l’avventura in Coppa delle Coppe è positiva, nonostante l’eliminazione in semifinale da parte dell’Arsenal, del futuro juventino Brady. Le partite di Roberto furono poche, pochissime e alla fine, tirando i conti, in Galleria San Federico, decisero che il ragazzo doveva farsi le ossa da qualche altra parte.

domenica 6 agosto 2017

RUBINHO


Dal sito ufficiale bianconero: «Dieci minuti in sostituzione di Storari all’ultimo atto del campionato 2012-13, una quarantina al posto di Buffon a conclusione della Serie A 2013-14. Gli spezzoni contro Samp e Cagliari coincidono con le due uniche gare ufficiali giocate da Rubinho con la maglia della Juve nel corso di una militanza durata quattro stagioni. Il portiere brasiliano, a fine contratto, lascia la Signora con un bagaglio in verità molto più prezioso: un ricchissimo palmarès, ma anche un’esperienza umana e professionale che non è dato a tutti di realizzare. I successi di una squadra si costruiscono giorno per giorno, con la dedizione al lavoro, la professionalità di tutti. Per conquistare i trofei a fine stagione serve che ogni componente della rosa si metta quotidianamente al servizio dei tecnici e dei compagni con tutta la forza, l’impegno, lo spirito di sacrificio di cui è capace.