venerdì 17 novembre 2017

Pedro SERNAGIOTTO

A soli cinquantasette anni – scrive Umberto Maggioli su “Hurrà Juventus” dell'aprile 1965 – è mancato improvvisamente a San Paolo del Brasile, dove era nato nel maggio 1908, Pietro Sernagiotto, calciatore che ha onorato lo sport sui campi di gioco del vecchio e del nuovo continente, italiano di stirpe, brasiliano di nascita, juventino di adozione. Di lui nell’ambiente bianconero è stato e sarà sempre vivo il ricordo: sia di uomo che di giocatore. Calcisticamente si era formato in quella magnifica fucina che fu la Palestra Italia, società paulistana che accoglieva la parte migliore della nostra colonia di emigrati in terra brasiliana: magnifica fucina di atleti e di patrioti che avevano il culto della loro terra di origine.

giovedì 16 novembre 2017

Ján ARPÁŠ


Estate 1947. Liquidati Korostelev e Vycpálek la Juventus si gettò nuovamente sul mercato cecoslovacco per rinnovare il parco stranieri: al posto del deludente Cesto, i bianconeri pescarono nelle file dello SK Bratislava, una delle formazioni più in voga di quegli anni, una mezzala che non aveva mai indossato la maglia della Nazionale boema, ma le cui qualità erano state decantate da tutti gli osservatori: Ján Arpáš. Con lui doveva arrivare anche il terzino Stanislav Kocourek, astro emergente nella difesa del mitico Slavia; costui, però, non ottenne mai il nulla osta e fu costretto a rimanere in patria. Arpáš giunse a Torino accompagnato da una fama di ottimo ragionatore e grande tiratore dal limite; armi con le quali avrebbe dovuto scardinare le retroguardie italiane non più “metodiste” e non ancora “sistemiste”.

mercoledì 15 novembre 2017

Francesco GROSSO

La Juventus ha forse il torto, per la critica, di essere la più bella ed elegante regina nella storia del calcio; la sua storia, però, è un insieme di severità e raffinatezza che si beve di un fiato come un bicchiere di champagne. I racconti passano attraverso vecchie contrade torinesi che hanno visto la nascita di talenti colmi di finezze, ma con il grande pregio della praticità. In una di queste contrade, per esempio, nella Barrièra ‘d Milan, mensa popolare della Torino più vera, è nato Francesco Grosso. Una vita, durante la quale ha contribuito con ritmo quasi mitragliante, al rigoglioso sviluppo di quella regina di cui dicevamo prima. I ragazzi usciti dalla sua scuola sono stati un coro gradevolissimo che affolla il massimo palcoscenico del calcio.

martedì 14 novembre 2017

Raul BANFI

Arrivato in Italia dal Racing Avellaneda con la fama di sfonda reti, questo uruguagio dal tratto marcato, approdò al Modena nel 1940. La sua prima apparizione con i “Canarini” fu molto positiva: nove reti in sedici partite, ma i suoi goal non furono sufficienti a evitare la retrocessione del club emiliano. La Serie B, si rivelò molto più adatta alle caratteristiche di Banfi, trovando avversari meno tecnici e più adatti al suo gioco di potenza. Ventiquattro partite e ventidue reti; un biglietto da visita che avrebbe inorgoglito chiunque. La Juventus lo acquistò, battendo la concorrenza di numerose squadre, ma, il rendimento del sudamericano, contrastò nettamente con le impressioni ricavate in precedenza. Banfi, in attacco, subì la concorrenza dell’albanese Lushta, che con i suoi sedici goal tenne la Juventus in sella; Raul, invece, fu presente solo dodici volte presente, mettendo a segno quattro reti.

lunedì 13 novembre 2017

Roberto BONINSEGNA


«Boninsegna arrivò alla Juve a fine carriera, ma restava sempre un fior di centroavanti. Era capace di insultarti per un passaggio sbagliato, ma se cinque minuti dopo andavi a terra per un fallo era il primo a venirti vicino e a chiedere: “Chi è stato?”. Guardava gli avversari a muso duro, per far capire che se ci avessero riprovato li avrebbe sistemati lui». Roberto Bettega.

domenica 12 novembre 2017

Alessandro BIRINDELLI


Nasce a Pisa, il 12 novembre 1974. Inizia a giocare a calcio all’età di otto anni nella squadra del San Frediano, piccolo centro della provincia di Pisa, come esterno offensivo. Cresce nelle giovanili dell’Empoli e, ben presto, è convocato dalla prima squadra; arretra la sua posizione in campo, diventando terzino destro. In Toscana disputa cinque campionati, ottenendo due promozioni consecutive, sotto la guida di Luciano Spalletti, dalla C1 alla B nel 1995-96 e dalla B alla A la stagione successiva, segnalandosi come uno dei migliori giocatori della serie cadetta: «La mia storia inizia a San Frediano, un paese in provincia di Pisa. Mi piaceva il judo e, per un po’, ho praticato entrambi. Poi, ho dovuto scegliere ed ho continuato con il calcio a Empoli, dove ho seguito la trafila delle giovanili, fino alla prima squadra.

sabato 11 novembre 2017

Dario KNEŽEVIĆ


Vive il suo momento di gloria nell’estate 2008, quando è al centro di una vicenda di calciomercato tra Juventus e Torino, entrambe interessate al suo acquisto. Le due società torinesi se lo litigano manco fosse Maradona e la disputa propone situazioni al limite del grottesco. Il presidente del Livorno Spinelli (detentore del suo cartellino) firma un accordo di cessione con la società granata ma, nella notte del 30 giugno 2008, il direttore sportivo juventino Secco e quello labronico Signorelli, raggiungono un accordo sulla base di un prestito annuale con diritto di riscatto a favore della società bianconera.

Pietro GIULIANO

Una vita dentro la Juventus, per la Juventus. Grande passione e competenza, nessuna voglia di mettersi in mostra, secondo il carattere piemontese. Il dottor Pietro Giuliano, prima segretario, quindi General Manager e poi Direttore Generale della Juventus nasce a Caluso, il 9 novembre del 1936. Moglie, due figli, una famiglia serena, la maggior parte della giornata passata a fianco di Boniperti. Giuliano entra di diritto anche nella storia della Juventus, intesa come squadra. Qualche stagione fra i rincalzi («I primi contatti con Giampiero avvennero – ricorda – nelle settimanali partite titolari-riserve oramai passate di moda, ed erano battaglie feroci, noi non ci stavamo a farci mettere sotto e loro si arrabbiavano»), quindi l’esordio in Serie A il 19 febbraio 1956 a Torino, contro i rossoalabardati triestini.

venerdì 10 novembre 2017

Sergio PORRINI


Nasce a Milano l’8 novembre 1968. Cresciuto nel Milan (dove non giocherà nemmeno una partita), si mette in mostra nell’Atalanta, nel ruolo di terzino destro, totalizzando anche due presenze in Nazionale, tanto che nell’estate del 1993, la Juventus lo preleva dalla squadra orobica e ne fa il titolare della propria fascia destra. Sergio non è un mostro di tecnica, ma supplisce a questa lacuna con una grinta notevole e disputa un buon campionato. «Arrivando alla Juventus ho proprio realizzato un sogno; da ragazzino, quando ho cominciato a prendere a calci un pallone, sognavo i grandi stadi e le grandi squadre e la Juventus è decisamente la più grande di tutte».

giovedì 9 novembre 2017

Alessandro DEL PIERO


È il 1993-94 ed a Torino sbarca un giovanotto di belle speranze, dalla chioma riccioluta e dal destro mirabile. Il ragazzo si è già messo in mostra nel Padova, nella Primavera ed anche in prima squadra, nonostante la giovane età. «Lo sport mi è sempre piaciuto, giocavo un po’ a basket, a tennis senza maestro, però lo sport era il calcio e basta. Una passione irrefrenabile. Ero a scuola e pensavo alla palla, mangiavo con la palla e poi via, fuori. I miei genitori sono stati fantastici perché non mi hanno mai forzato né gasato. È quello l’errore grande. Il comportamento dei genitori è decisivo, per i figli sportivi. Io avevo anche l’esempio di mio fratello Stefano, più grande: era alla Samp, nella Primavera, con Lippi. Lui l’ha visto prima di me. Nel mio cortile spesso giocavo da solo: serve tanta immaginazione. Ero un campione della Juve, passavo la palla a Cabrini, a Tardelli, a Scirea, duettavo con Platini. E la mia Juve del cortile era anche piena di stranieri: oggi Maradona, domani Van Basten, dopodomani Zico o Gullit; ed io facevo goal.

mercoledì 8 novembre 2017

Luigi ALLEMANDI

Nasce a San Damiano Macra, in provincia di Cuneo, l’8 novembre 1903. Arriva alla Juventus, proveniente dal Legnano, nell’estate del 1925. Difensore di grande temperamento, arcigno, in possesso di una battuta potente, schierato a fianco di un giocatore tecnico come Rosetta, costituisce una terza linea difficilmente superabile. In bianconero si ferma per due soli campionati caratterizzati da trentasette presenze e dallo scudetto del 1926. Ceduto all’Ambrosiana, Allemandi incorre tuttavia nelle grinfie della giustizia sportiva per un caso di corruzione, mai chiarito. La partita incriminata, il derby del 5 giugno 1927, si riferisce al secondo campionato disputato in bianconero (vince il Torino per 2-1 e Allemandi è unanimemente giudicato come uno dei migliori in campo): ai granata è revocato lo scudetto e il bianconero, oramai accasato presso l’Ambrosiana, è squalificato a vita.

martedì 7 novembre 2017

Sergej ALEJNIKOV


Arriva alla Juventus nell’estate del 1989, sulla scia del suo connazionale Zavarov, dopo aver disputato ben nove campionati con la squadra della sua città natale, la Dinamo Minsk. «Da ragazzino ascoltavo a bocca aperta i consigli di Oleg Barzarlov; giocavo nel Dyussh 5, una specie di scuola di calcio, ma sognavo la Dinamo. Malofeev, il tecnico che mi ha fatto debuttare ventenne, è un mago del settore giovanile, un allenatore che è come un secondo padre; mi ha responsabilizzato, mi ha aiutato a dare il meglio di me, è stato importante per la mia maturazione. Lobanovs’kyj, invece, è diverso; è da lui che ho imparato a fare il soldato».

lunedì 6 novembre 2017

William John JORDAN


Tra i pochissimi britannici che hanno vestito la maglia della Juventus, il primo a essere ingaggiato fu l’inglese Jordan, che arrivò a Torino nell’estate del 1948. L’allenatore del momento, il suo connazionale Chalmers (un tipo che passò alla storia come uno dei tecnici più strani mai nati, capace di rivoluzionare la formazione all’ultimo momento, stravolgendo contemporaneamente tutti i canoni tattici impiegati sino al giorno prima), puntava in realtà sullo svedese Carlsson, messosi in grande evidenza all’Olimpiade londinese. Lo scandinavo era dilettante e, quindi, libero di poter lasciare la società di origine quando voleva: il segretario bianconero Artino lo rincorse in ogni modo, trascorrendo venti giorni a Stoccolma per convincerlo. Alla fine riuscì nell’impresa ma, poco prima della partenza, Carlsson si tirò indietro, rimangiandosi la parola spesa in precedenza, con la bella scusa di aver accettato un ingaggio troppo basso rispetto al suo valore internazionale.

domenica 5 novembre 2017

Sergio Bernardo ALMIRÓN


Nasce a Santa Fe, in Argentina, il 7 novembre 1980. Centrocampista centrale dotato di buona visione del gioco e di un ottimo destro dalla media distanza, è considerato dalla maggior parte degli addetti ai lavori come l’erede naturale di Verón, al quale assomiglia molto anche fisicamente. Cresce in una delle formazioni più quotate argentine, il Newell’s Old Boys, dove rimane fino all’estate del 2001, quando arriva in Italia, per indossare maglia dell’Udinese, con la quale esordisce il 23 settembre 2001, nell’incontro vinto a Perugia per 2-1. Nella stagione 2003-04 si trasferisce a Verona, in Serie B, dove rimane solamente quel campionato. Ceduto all’Empoli, trova la sua dimensione ideale e mette in mostra tutte le sue qualità. Con la compagine toscana disputa tre stagione ad altissimo livello, tanto da attirare le attenzioni delle maggiori squadre italiane.

sabato 4 novembre 2017

Cesare NAY

Centromediano di poco stile, ma di immensa generosità e combattente di razza: Cesare Nay, studente di medicina, aveva anche classe e tanto, tanto mestiere. Aveva sempre con il sorriso sulle labbra, diventava serioso solo quando scendeva in campo; ricavava, infatti, il meglio delle sue prestazioni riuscendo a coordinare l’impeto e lo stile, disimpegnandosi al meglio sia nella distruzione che nella costruzione del gioco. Educato ed addestrato durante il periodo dell’adolescenza ai compiti tattici del mediano laterale, Cesare aveva, istintivamente, l’inclinazione verso il gioco di manovra. Non era raro, infatti che Nay superasse la propria metà campo, facendo in modo che la squadra partisse all’offensiva, appoggiando la manovra degli attaccanti.

venerdì 3 novembre 2017

Alberto AQUILANI


Arriva alla corte bianconera il 25 agosto 2010 dal Liverpool ma, avendo disputato le due partite del terzo turno preliminare di Europa League con i Reds non può essere utilizzato dalla Juventus in quella competizione. Fa il suo esordio con maglia bianconera il 12 settembre, nella partita pareggiata 3-3 contro la Sampdoria. Segna la sua prima rete stagionale in campionato, il 17 ottobre, in casa contro il Lecce (4-0) su assist di Marchisio. Si ripete il 16 gennaio 2011 nella gara casalinga contro il Bari segnando il goal decisivo del 2-1 finale. Il 25 febbraio si procura in allenamento un’elongazione a livello del muscolo sartorio della coscia destra e rimane lontano dal campo di gioco per circa dieci giorni. Rientra il 12 marzo, nella gara esterna contro il Cesena pareggiata per 2-2.

giovedì 2 novembre 2017

Miloš KRASIĆ


Nasce in Serbia a Kosovska Mitrovica, il primo novembre 1984. Cresciuto nel settore giovanile della squadra della sua città, il Rudar Kosovska Mitrovica, a soli quattordici anni si trasferisce al Fudbalski klub Vojvodina, con cui rimane fino al 2004, diventandone anche il capitano. Nel gennaio del 2004 si trasferisce in Russia, al CSKA Mosca, con cui vince due Campionati russi, due Coppe di Russia, tre Supercoppe di Russia e il primo trofeo internazionale nella storia del club: la Coppa Uefa 2004-05. In sette stagioni totalizza 229 presenze e trentatré goal, venendo anche eletto miglior calciatore serbo dell’anno 2009. Il 21 agosto 2010 approda alla Juventus, per 15 milioni di euro. Con la squadra bianconera firma un contratto quadriennale.