lunedì 29 maggio 2017

Roberto SOLDÀ

Acquistato come successore del grande Scirea, Soldà si rivelerà un giocatore modesto, sicuramente non all’altezza di vestire la maglia numero sei bianconera. Esordisce in Serie A con il Como, a Napoli, l’11 ottobre 1981; la squadra lariana non riesce a evitare la retrocessione in Serie B e Soldà disputa un ottimo campionato cadetto, giocando ben trentasei partite. L’Atalanta gli mette gli occhi addosso, avendo bisogno di un libero in grado di ispirare gli schemi e trascinare la squadra; in trentadue partite, Soldà gioca da maestro, segnando anche due goal e l’Atalanta, anche per la sua regia equidistante e valorosa, approda alla Serie A. Anche nella massima serie, Roberto si mette in evidenza, tanto da meritarsi l’approdo alla Juventus, nell’estate del 1986. L’allenatore orobico Nedo Sonetti, assicura che: «Soldà è il libero ideale per la Juventus. Ha un gioco d’appoggio per linee interne che ricalca il maestro Scirea. Ho già detto che può benissimo prenderne il posto in futuro».

HERNANES


Hernanes saluta la maglia della Juve numero undici – si legge sulla pagina Facebook de “Lamagliadellajuve” del 10 febbraio 2017 – il brasiliano si è accasato all’Hebei China Fortune, che per assicurarselo ha versato nelle casse bianconere otto milioni di euro più due di eventuali bonus. In questo, caso, la Cina ci è stata vicina: bene così. La tifoseria non lo rimpiangerà, poco ma sicuro. Il suo acquisto, avvenuto all’ultimo respiro del mercato estivo 2015, non generò alcun entusiasmo: ai tempi del suo passaggio in neroazzurro si era lanciato in dichiarazioni un po’ ardite nei confronti dell’Inter, che aveva definito «Un club onesto, mai sceso in Serie B e mai coinvolto in scandali»... (soprassediamo). Dichiarazioni indirettamente poco intonate con un suo ipotetico futuro in bianconero: un futuro che nemmeno lui aveva potuto immaginare.

domenica 28 maggio 2017

Zoran BAN

Nato a Rijeka, il 27 maggio 1973, Zoran Ban è acquisato dalla Juventus nell’estate del 1993, dopo aver disputato delle ottime stagioni con la squadra della sua città natale. Gli esperti dicono che sia il nuovo Bokšić, l’Atletico Madrid farebbe carte false per averlo nelle sue file ma Zoran si trasferisce a Torino. «Arrivare alla Juventus è stato un grandissimo colpo di fortuna – raccontava – e della mia fidanzata, Sanja, che presto sarebbe diventata la signora Ban. A Torino vivevamo nel centro alla Crocetta, in una bellissima casa. Andavo in giro in Cinquecento e mi sembrava di viaggiare in Rolls Royce; ci vuole poco per toccare il cielo con un dito. Non ho mai avuto pretese, mi bastava camminare per le strade della città, provare il gusto di recarsi al cinema, fare ciò che in quei momenti a Rijeka era impossibile».

Gianluigi ROVETA

«Per gli amici Giangi – racconta Renato Tavella – si può dire che allo stadio sia di casa. Come il presidente Catella, anch’egli arrivava al campo dodicenne a bordo di una gialla e fiammante bicicletta. Gialli erano pure i suoi capelli, solare il tocco di palla, la visione del gioco. Fin dall’infanzia è nominato capitano. La sua bella figura era quanto di meglio potesse rappresentare la società anche sui campi delle minori. Mario Pedrale per lui stravedeva. Ma, a dire il vero, l’ineguagliabile istruttore del parco piccoli juventino aveva un debole un po’ per tutti e in cuor suo sognava la prima squadra per ognuno. E proprio a proposito di Roveta un bel giorno Pedrale ebbe a far parole con Rabitti, tecnico che si occupava della squadra Primavera, formazione che di fatto era il rincalzo della Prima Squadra. «Non è un difensore, Gianluigi: è una mezzala», seguitava a sostenere l’istruttore. Forse a Giangi di questo diaspore poco importava, lui avrebbe giocato anche in porta pur esordire con la Juve. E come nelle favole più belle il suo desiderio venne coronato».

sabato 27 maggio 2017

BOLOGNA - JUVENTUS


10 febbraio 1963 – Stadio Comunale di Bologna
BOLOGNA-JUVENTUS 1-2
Bologna: Cimpiel; Capra e Pavinato; Tumburus, Janich e Fogli; Renna, Bulgarelli, Nielsen, Haller e Pascutti. Allenatore: Bernardini.
Juventus: Mattrel; Castano e Salvadore; Noletti, Carrera e Sarti; Sacco, Del Sol, Miranda, Sivori e Stacchini. Allenatore: Amaral.
Arbitro: Jonni di Macerata.
Marcatori: Del Sol al 27’, Nielsen al 60’, Miranda al 77’.

venerdì 26 maggio 2017

Guido ONOR

Estate 1967: la compagine bianconera ha appena conquistato uno storico scudetto, strappandolo alla Grande Inter. Tutti i tifosi juventini ricordano quel rocambolesco primo giugno, con i neroazzurri sconfitti a Mantova (con la famosa “papera” di Sarti) e i bianconeri vittoriosi con la Lazio al Comunale. Ora c’è da difendere il triangolino tricolore e c’è anche da affrontare la sfida europea per la quale viene ingaggiato lo svedese Magnusson, che potrà solamente giocare in Coppa dei Campioni. La campagna acquisti è molto parca, le frontiere sono chiuse e chi ha i campioni se li tiene stretti. Si prova con Meroni, ma un’insurrezione dei tifosi granata “costringono” il presidente Pianelli e recedere dal suo proposito. Si vira sull’altro Gigi, che di cognome fa Simoni e sul genovese Volpi, proveniente dal Mantova: entrambi non sfonderanno a Torino e così Heriberto Herrera dovrà far fronte ai tanti infortunati attingendo dal settore giovanile. Baldi giovanotti che, chi più e chi meno, si faranno onore: il portiere Fioravanti, il “rosso” Roveta e il futuro Barone Causio.

Luca TONI


È durata solamente un anno l’avventura di Luca Toni alla corte bianconera, ma ha lasciato il segno fra i tifosi. L’ex Campione del Mondo arriva a Torino nel gennaio del 2011, in una Juve in piena crisi di identità e di risultati, dopo aver girovagato per mezza Italia e aver fatto una veloce capatina in Germania, nientepopodimeno che nel Bayern Monaco. L’esordio con la maglia bianconera numero venti avviene il 9 gennaio, a Napoli. La Juve è sconfitta nettamente per 3-0, ma Luca riesce a mettersi in evidenza. Sarebbe suo, infatti, il goal del pareggio se non fosse inspiegabilmente annullato dall’arbitro. L’appuntamento con la rete è rinviato di un mese: 5 febbraio, Cagliari. La Juventus sta vincendo per 2-1, grazie ad una doppietta di Matri (anche lui arrivato nel mercato di gennaio). A pochi minuti dalla fine, su un preciso cross di Barzagli, Luca svetta di testa e batte l’incolpevole portiere isolano. È la rete della sicurezza, che fissa il punteggio sul 3-1 per i bianconeri.

giovedì 25 maggio 2017

Gaetano SCIREA


«Tra i liberi più forti del mondo, assolve il suo ruolo con assoluta naturalezza, in punta di piedi, concedendo poco allo spettacolo e meno ancora alla gloria personale. Nessuno è stato grande come Gaetano Scirea, perché gli altri, compresi i sommi Beckenbauer e Baresi, erano difensori che avanzavano, lui era difensore in difesa, centrocampista vero a centrocampo, attaccante vero in attacco. Era unico». Nasce a Cernusco sul Naviglio il 25 maggio 1953. Comincia la sua strada di calciatore nel ruolo di punta, anzi, di centrattacco. Dopo aver giocato sempre nel ruolo di attaccante nei ragazzi della squadra del San Pio X, firma il primo cartellino per i colori dell’Atalanta. È un suo amico, Crinella, a portarlo a Bergamo per un provino. Il dottor Brolis, addetto al settore delle giovanili neroazzurre, gli fa firmare il cartellino: Gaetano ha quattordici anni.

mercoledì 24 maggio 2017

Massimo MAURO


Catanzaro, Udinese, Juventus, Napoli: la nascita (in tutti i sensi, dai primi vagiti il 24 maggio 1962 ai primi calci, alla Serie A con Catanzaro-Milan 0-3 del 27 aprile 1980), la prima affermazione fuori casa, la consacrazione, il tramonto. Massimo Mauro alla prima stagione nella Juventus vince subito uno scudetto e una Coppa Intercontinentale. È uno dei protagonisti del rinnovamento, della squadra che doveva essere sperimentale e che con il suo lungo sprint e qualche affanno mette in cassaforte il ventiduesimo titolo italiano. Trapattoni a Talamone, il suo feudo vacanza, nel luglio 1985, dice: «Mauro sarà importante. Lo aspetto come uomo cross, ma anche come prezioso elemento di raccordo. Le sue doti di palleggio sono note oramai, con lui e gli altri faremo un buon lavoro». Mauro non arriva molto sul fondo a crossare, va detto, ma il lavoro di raccordo in questa Juventus che si è scoperta da sola, partita per partita, è via via più importante.

martedì 23 maggio 2017

Angelo OGBONNA


Inimmaginabile sarebbe stato pensare che Valentino Mazzola o Giorgio Ferrini o Claudio Sala potessero togliersi la maglia granata, con annessa la fascia di capitano, per vestire la casacca bianconera. Inimmaginabile, appunto. Ma siamo nell’estate del 2013 e le “bandiere” non esistono più. Così, quando Angelo Ogbonna, capitano del Torino, attraversa idealmente il Po e approda sulla sponda bianconera, nessuno si stupisce più di tanto. Lo vuole a tutti costi Antonio Conte per rinforzare la propria linea difensiva, nonostante non costi poco, 15 milioni di euro fra costo del cartellino e bonus. Fisico statuario, scuro di pelle (Angelo nasce a Cassino, in provincia di Frosinone, da genitori nigeriani), è un difensore che ha nella velocità e nella tecnica le sue doti migliori, tanto da poter essere utilizzato sia come centrale sia come esterno.

lunedì 22 maggio 2017

Arturo VIDAL


Difficile raccontare i quattro campionati juventini di Vidal. Difficile, perché sono stati talmente tanto intensi e perché El Guerrero è entrato talmente tanto nel cuore dei supporter juventini che il rischio di cadere nella nostalgia è altissimo. Proviamo a farlo, mediante testimonianze e momenti di questa fantastica e trionfale cavalcata che comincia nell’estate del 2011, quando il campione cileno approda alla corte di Antonio Conte. Va in rete alla prima uscita in campionato con la maglia della Juve, l’11 settembre 2011, nel 4-0 contro il Parma. Partendo dalla panchina, perché diverrà titolare solo dalla quarta giornata a Catania. Il ruolo di inamovibile, Arturo, se lo guadagna allenamento dopo allenamento, partita dopo partita, tackle dopo tackle, corsa dopo corsa, goal dopo goal.

domenica 21 maggio 2017

JUVENTUS – CROTONE


17 febbraio 2007 – Stadio Olimpico di Torino
JUVENTUS–CROTONE 5–0
Juventus: Buffon; Birindelli, Zebina (dall’82’ Boumsong), Chiellini e Balzaretti; Camoranesi (dal 74’ Marchionni), Zanetti (dal 40’ Paro), Giannichedda e Nedved; Trézéguet e Del Piero. In panchina: Mirante, Piccolo, Bojinov e Zalayeta. Allenatore: Deschamps.
Crotone: Soviero; Maietta, Fusco, Zamboni e Morabito; Espinal (dal 46’ Cariello), Tisci, Piocelle (dal 62’ Verón) e Šedivec; Giampaolo (dal 79’ López) e Dionigi. In panchina: Pagotto, Bonomi, Borghetti e Palmieri. Allenatore: Carboni.
Arbitro: Damato di Barletta.
Marcatori: Nedved al 18’, Balzaretti al 24’, Del Piero al 44’, al 65’ e al 77’.

sabato 20 maggio 2017

Juan Pablo SORÍN

Omar Sivori ha messo a segno il suo primo goal nella nuova veste attribuitagli dalla Juventus – afferma Stefano Agresti su “Hurrà Juventus” del luglio 1995 – da qualche mese, infatti, l’ex fuoriclasse è tornato a far parte della famiglia bianconera come “ambasciatore” nel Sud America: è l’uomo-immagine della “Signora” al di là dell’oceano e ha il compito di seguire e segnalare giovani talenti. Quello che ha consigliato quest’anno viene descritto con entusiasmo un po’ da tutti: Juan Pablo Sorín, diciannove anni, argentino, capitano dell’Under 20 Campione del Mondo in Qatar e già convocato più volte nella Nazionale di Daniel Passarella. Chi lo conosce, assicura che farà bene anche in Italia. Può giocare sulla fascia sinistra (è mancino naturale) oppure centrale, ha una maturità in verità sorprendente per un ragazzino e, nella Juventus, occuperà uno dei posti di straniero, visto che i dirigenti hanno rinunciato all’idea di cederlo in prestito. Juanpi per gli amici, sa che l’occasione offertagli dalla Juventus è importantissima: «Questo treno passa soltanto una volta nella vita, se a diciannove o a trent’anni non conta: l’importante è non lasciarlo sfilare via senza agganciarsi a un vagone».

Umberto COLOMBO

Poiché giocava in una Juventus il cui genio era garantito da un fuoriclasse come Sivori, a Colombo non si chiedeva di avere il piede vellutato, ma di garantire la solidità del centrocampo e il controllo, con dedizione assoluta, delle mezzali avversarie. E il possente ragazzo di Como (1,83 di altezza per settantasette chili di peso) assicurò, alla squadra, il sudore di mille rincorse, di altrettanti preziosi recuperi, di appoggi mai leziosi ai compagni più dotati tecnicamente di lui, sebbene nell’eleganza dello stile potesse rivaleggiare con gli stessi Sivori e Boniperti. La Juventus lo lanciò nel campionato 1954-55, in uno dei periodi più critici della storia bianconera; anche da lui, uno dei rappresentanti della linea verde, la società iniziò la ricostruzione che avrebbe portato alle vittorie dei primi anni Sessanta. Non era certo in possesso di una tecnica sopraffina, ma era prezioso per il suo senso tattico e per il grande dinamismo, tanto nei recuperi quanto nel rilancio dell’azione; il contributo alla squadra fu davvero prezioso e fondamentale.

venerdì 19 maggio 2017

Zdeněk GRYGERA


Nasce a Pollepy u Holesova, nella Repubblica Ceca, il 14 maggio 1980. Dà i primi calci al pallone nello Zilin, con il quale esordisce nella massima serie ceca a diciassette anni; a venti si trasferisce allo Sparta Praga, dove resta tre stagioni, vincendo uno scudetto: «Mio padre mi ha insegnato a essere sempre attento e mai impulsivo, quando devo pesare i miei successi e i miei fallimenti; è una cosa che ho imparato nel confronto costante con cui ci obbliga la famiglia, un percorso di maturazione difficile, ma che ripeterei fin dall’inizio. Mio padre era sempre un passo indietro quando c’era da gustarsi un successo, era sempre più tiepido degli altri, quando doveva esprimere la sua contentezza per un mio risultato buono. E stava un passo avanti quando mi sentivo inadatto, quando avevo bisogno di qualcuno che mi incoraggiasse dopo un errore, di qualcuno che mi indicasse la via giusta per evitare altri sbagli. Un grande esempio, ecco che cosa è stato, per me, mio padre».

Andrea PIRLO


«Lui è fantastico. Ha una superiore visione di gioco e con un colpo mette la palla dove vuole. Il calcio si gioca con la testa. Se non hai la testa, le gambe da sole non bastano». Queste parole pronunciate nientepopodimeno che da Johan Cruijff, spiegano nel migliore dei modi, quale sia stata la grandezza di Andrea Pirlo. E il miglior giocatore del mondo della sua epoca e nel suo ruolo, poteva non vestire la casacca bianconera? Certo che no e, detto fatto, il matrimonio si celebra nell’estate del 2011. È un regalo che la coppia Marotta-Paratici fa ad Antonio Conte, neo allenatore juventino, approfittando del fatto che Andrea è lasciato libero dal Milan.

giovedì 18 maggio 2017

Marco MOTTA


Parlantina sciolta, linguaggio forbito, un vasto vocabolario e uno sguardo che promette serietà e dedizione al lavoro – racconta Giulio Sala su  “Hurrà Juventus” dell'agosto 2010 – Marco Motta incarna perfettamente lo stile che deve avere un giocatore della Juventus. Non a caso la sua strada e quella della società bianconera dovevano già incontrarsi un anno e mezzo fa: il suo arrivo, nel gennaio 2009 sembrava cosa fatta. Poi, come spesso accade, gli dei del pallone decisero che si dovesse attendere ancora. E l’attesa ha permesso a Marco di farsi ancor più apprezzare, giocando nella Roma, e di crescere ancora, umanamente e professionalmente. E ora che alla Juve è arrivato davvero, si gode ogni singolo istante, guardandosi intorno ammirato e soddisfatto, con quegli occhi acuti e ancora un po’ sorpresi.